lunedì 16 febbraio 2026

16 febbraio 2026: muratore bergamasco precipita dall'alto e muore.

 

Incidente sul lavoro in centro a Cremona: muratore bergamasco precipita da dieci metri e muore

LA TRAGEDIA. E’ successo lunedì 16 febbraio in un cantiere in centro a Cremona: un operaio di 55 anni è morto. Lavorava per una ditta bergamasca e lui stesso risiedeva sul nostro territorio. La Cgil: nel 2025, nella sola Bergamasca, i morti sul lavoro sono stati 22, quattro in più rispetto al 2024.


mercoledì 11 febbraio 2026

7 febbraio 2026: Stefano Vuolo muore a 55 anni sul lavoro

E' morto schiacciato da uno scaffale. I carabinieri indagano sull’incidente in una ditta di Pennabilli. La vittima residente in città era padre di tre figlie.

Pennabilli (Rimini), 7 febbraio 2026 – La giornata lavorativa era iniziata da poco quando, ieri mattina, intorno alle 7.30, si è verificato il grave incidente costato la vita a Stefano Vuolo, 55 anni, residente a Pennabilli. L’uomo stava lavorando all’interno della Welding Professional, azienda specializzata nella lavorazione dei metalli con sede in via della Pieve, quando è stato travolto da una pesante scaffalatura di metallo. Per lui, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.

Disperato l’intervento dei colleghi ma per lui non c’è stato nulla da fare

Nonostante il disperato intervento dei colleghi e dei mezzi di soccorso, il cuore di Stefano ha smesso di battere. Ora sono in corso gli accertamenti per chiarire nel dettaglio la dinamica dell’incidente mortale. Stando a quanto emerso, pare che Vuolo stesse operando con un carrello elevatore all’interno del capannone quando, per cause che restano ancora da chiarire, una struttura di ferro si sarebbe improvvisamente ribaltata, cadendogli addosso.

Il peso della struttura si è rivelato fatale. I colleghi presenti in azienda hanno immediatamente compreso la gravità della situazione e hanno dato l’allarme. Alcuni di loro hanno tentato di prestare i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dei mezzi di emergenza. Sul posto sono intervenuti rapidamente i vigili del fuoco, che hanno collaborato alle operazioni di messa in sicurezza dell’area, e il personale sanitario del 118.

I sanitari hanno provato a lunghe le manovre di rianimazione

All’arrivo dei soccorsi, le condizioni dell’operaio sono apparse subito estremamente critiche. I sanitari hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, ma le lesioni riportate erano troppo gravi. Dopo diversi minuti di tentativi, il medico ha dovuto constatare il decesso. Nel frattempo, all’interno dell’azienda sono arrivati anche i carabinieri della stazione di Pennabilli e gli esperti della Medicina del lavoro, che hanno avviato gli accertamenti di rito. L’obiettivo è ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente, verificare la stabilità della lastra e accertare se le operazioni in corso al momento dei fatti fossero svolte nel rispetto delle procedure di sicurezza previste. L’area interessata dall’incidente è stata sottoposta a rilievi tecnici e fotografici, ma l’azienda non è stata posta sotto sequestro.

    Una foto di Stefano Vuolo, 55 anni


Il cordoglio del sindaco: “La nostra vicinanza alla famiglia”

Vuolo viveva a Pennabilli ed era conosciuto in paese. Lascia tre figlie. Il sindaco Mauro Giannini ha espresso il cordoglio dell’amministrazione comunale e della cittadinanza: «A nome del Comune e di tutta la comunità di Pennabilli esprimo il più sentito cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia di Stefano in questo momento di profondo dolore». Le indagini proseguono. I carabinieri, insieme agli ispettori della Medicina del lavoro, stanno raccogliendo testimonianze e documentazione tecnica per chiarire le cause del cedimento della struttura metallica e stabilire se vi siano eventuali responsabilità. Solo al termine degli accertamenti sarà possibile definire con esattezza quanto accaduto all’interno dello stabilimento nella prima mattinata di ieri.

«Siamo di fronte all’ennesima morte sul lavoro in un paese che continua a tollerare condizioni di sicurezza insufficienti. Non è il destino, non è sfortuna: è un sistema che troppo spesso fallisce su prevenzione, controlli e tutela dei lavoratori. Chiediamo che venga fatta piena luce sulle responsabilità e sulle condizioni di sicurezza» dicono il senatore del M5s, Marco Croatti, e il coordinatore del gruppo di Rimini, Gabriele Lanzi.

sabato 7 febbraio 2026

7 febbraio 2026: Bologna, uomo di 53 anni muore cadendo da un tetto.


Chi è il 53enne morto cadendo dal tetto del centro islamico.

Secondo le ricostruzioni, era salito sull’edificio per controllare lo stato dei lavori, quando il lucernario in plexiglas ha ceduto.

Precipita dal tetto del capannone: Abdelhak Zanbourachi muore a Castello di Serravalle

Si chiamava Abdelhak Zanboura e aveva 53 anni. È morto a Castello di Serravalle, nel Comune di Valsamoggia, il pomeriggio del 7 febbraio. 

Secondo le ricostruzioni, era salito sul tetto di un capannone in via del Lavoro, in uso a un’associazione cultuale islamica, destinato a diventare nuova moschea, per controllare lo stato dei lavori, quando il lucernario in plexiglas ha ceduto. 

Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Casalecchio e gli operatori della Medicina del lavoro dell'Ausl di Bologna, oltre ai sanitari del 118, ma i tentativi di rianimarlo sono stati vani. 

Abdelhak Zanboura, residente nella zona, era impiegato come saldatore in un'azienda. Lascia la moglie e due figli piccoli. Ora saranno le forze dell'ordine e gli ispettori del lavoro stabilire l'esatta dinamica del decesso.

lunedì 2 febbraio 2026

Crans Montana: purtroppo le vittime salgono a 41

 

Morto un 18enne svizzero ricoverato a Zurigo

Sale il tragico bilancio
Una tragedia che ha fatto registrare l'ennesima vittima: un diciottenne svizzero che era ricoverato, in condizioni disperate, nell'ospedale di Zurigo. La conferma del decesso è arrivata con una nota del Canton Vallese, Beatrice Pilloud in cui si spiega che la morte del ragazzo risale a sabato. Sul fronte delle indagini le prossime saranno cruciali: si attende una decisa accelerazione nella collaborazione giudiziaria tra la Svizzera e l'Italia. Entro la prima metà di febbraio dovrebbe avvenire l'incontro tra i magistrati elvetici e quelli della Procura di Roma che sulla vicenda ha aperto un fascicolo in cui si procede anche per il reato di disastro colposo.

Nei giorni scorsi la Procura vallesana ha dato il sostanziale via libera all'assistenza giudiziaria dando seguito alla rogatoria che i pm di piazzale Clodio avevano trasmesso intorno al 10 gennaio. Nell'atto gli inquirenti romani chiedono di potere avere tutta l'attività istruttoria svolta dagli omologhi elvetici. Non solo i verbali degli interrogatori degli indagati e dei testimoni ma anche la documentazione sulle autorizzazioni ricevute dal comune e tutti gli atti relativi al mancato rispetto della normativa sulla sicurezza. Al momento il procedimento italiano è contro ignoti ma con la trasmissione dei primi documenti si procederà, in primo luogo, all'iscrizione nel registro degli indagati di Moretti e della moglie Jessica. I due torneranno l'11 e il 12 febbraio - per la terza volta - davanti alla procuratrice aggiunta del Vallese Christine Seppey e alle decine di avvocati delle famiglie delle vittime per un nuovo interrogatorio. Un atto istruttorio, visto il numero delle parti presente, che si terrà in un'aula da 170 posti nel campus universitario di Sion.

Per quanto riguarda l'invio di un team investigativo - di cui faranno parte agenti della Squadra Mobile e dei Vigili del Fuoco - al momento i pm di Roma non hanno ricevuto comunicazioni. Lo step successivo è rappresentato dalla creazione di una squadra investigativa comune a cui prenderanno parte anche gli altri Paesi coinvolti nella strage. Solo allora potrà iniziare l'indagine congiunta, a cui prenderanno parte anche i pm, per la raccolta delle prove. Agli atti delle indagini potrebbero finire parte delle 171 telefonate arrivare al centralino del soccorso sanitario svizzero negli istanti successivi allo scoppio dell'incendio. La prima è arrivata qualche secondo prima delle 1:30: "Vorrei che veniste, perché c'è un'emergenza al Constellation", si sente nell'audio reso noto nei giorni scorsi dalla televisione francese BfmTv. In quel momento, le dimensioni del disastro non erano ancora chiare e sembrava trattarsi di una semplice richiesta di intervento dei vigili del fuoco. Poi è un crescendo di drammaticità: "Per favore, è il Constellation a Crans-Montana signora, c'è un incendio, ci sono dei feriti", chiede aiuto un'altra persona disperata. "Bisogna mandare i soccorsi subito, ci sono troppi feriti!", grida. Le chiamate hanno continuato ad arrivare fino alle 3 del mattino.

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